settembre 27, 2008
Twin Town
Swansea, Galles: città natale di Dylan Thomas, scrittore, poeta, giornalista, conduttore radiofonico… non lo conoscete? Beh, se siete degli amanti di Dylan Dog dovreste sapere che il nome dell’”investigatore dell’incubo” è un omaggio a questo autore (la famosa battuta circa la pronuncia del nome proprio di Dog: “Dylan, come Dylan Thomas”). Relativamente al film, vi basti sapere che in una poesia Thomas definì Swansea “la tomba dell’ambizione”. Ed è proprio in tale “tomba” che Twin Town è ambientato. Kevin Allen utilizza una coppia di fratelli lisergici, liberi e selvaggi, per scoperchiare una due tre… tombe, l’intera cittadina; per spalancare armadi quattro-stagioni(/una vita) zeppi di scheletri; per dimostrare che a Swansea l’ambizione sarà pure morta, ma la corruzione, la meschinità, la cattiveria, il cinismo, non solo sono vivi e vegeti, ma costituiscono una maglia negativa che non risparmia nessuno… La lucidità e la violenta ironia sono probabilmente sinceri e motivati,il tutto inserito in un contesto black-comedy : il brulicare delle carni putrefatte svelato oltre le staccionate ordinate e bianche, aldilà dei giardinetti puliti e curati, non si distacca da tante operazioni analoghe ambientate nella provincia americana. E purtroppo, i personaggi dei due fratelli rappresentano, pur nella loro (potenziale) forza dissacratoria, quasi un accessorio, un espediente per penetrare in una certa realtà e da accantonare subito dopo l’ingresso: qualcosa di posticcio, e di poco convincente. Delineati superficialmente, quasi relegati a ruolo di macchiette, perdono la loro carica anarcoide per strada, nelle loro scorribande automobilistiche su mezzi fiammeggianti rigorosamente rubati, mentre si fa vieppiù evidente una vena picaresca che ne cancella progressivamente ogni forza d’impatto. Ciò che resta, dunque, non è altro che una commedia nera in cui, come da copione, un incidente insignificante genera una escalation di violenza – grottesca e gratuita. Campionario completo degli insospettabili: i poliziotti (corrotti), i ricchi (sfruttatori, boriosi, disonesti), i figli (scapestrati e vittime), le mogli (sottomesse, alla ricerca di un riscatto e di una via di fuga, di un’uscita di sicurezza)… Altrettanto completo l’abbecededario di intrecci, intrighi e sottotrame: partite di droga, amori proibiti, prostituzione, vendette… Fino a quando il gioco sfugge di mano. Il tutto strutturato, nelle sue dinamiche interne di relazioni e contesto, come un western classico: una cittadina dominata dal proprietario terriero che compra tutto e tutti. Ed ecco che, quando la matassa è bene intricata, viene recuperata la “dinamica coppia”: i fratelli escono dal loro torpore e, novelli deus-ex-machina-al-funghetto-allucinogeno, risolvono la situazione vendicando il vecchio padre. Abbrutimento; innocenza assente, forse perduta, più probabilmente mai esistita: certo sempre simulata dietro una facciata di moralismo e di fedeltà alla tradizione; partenze che sono fughe, fughe che paiono rosee partenze verso nuovi orizzonti…
Consigliato se vi sono piaciuti i film tipo Arancia meccanica e Trainspotting…
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